Gioia Sannitica

Posto in posizione panoramica, alle pendici del Monte Monaco di Gioia e del Monte Erbano, Gioia Sannitica, è un comune dell'Alto Casertano, compreso nel perimetro del Parco Regionale del Matese.Il paese è situato sul confine tra le province di Benevento e Caserta e, anticamente, sul limite tra i distretti delle città sannitiche e poi romane di Allifae e Telesia, che correva sul corso del torrente Arvento.

In breve

Posto in posizione panoramica, alle pendici del Monte Monaco di Gioia e del Monte Erbano, Gioia Sannitica, è un comune dell'Alto Casertano, compreso nel perimetro del Parco Regionale del Matese.Il paese è situato sul confine tra le province di Benevento e Caserta e, anticamente, sul limite tra i distretti delle città sannitiche e poi romane di Allifae e Telesia, che correva sul corso del torrente Arvento.

Storia

Il Toponimo “Gioia” deriva da iovia = giovia che significa celeste, del cielo, di una divinità: infatti, secondo le leggende la nascita di Gioia e del suo nome , sono da ricercare nella  probabile presenza di un tempio eretto in onore del dio Giano durante il periodo Sannita, come testimoniato dai resti di un centro abitato (fine V sec. ed inizi III sec. a.C.) ai tempi delle guerre Sannitiche. Anche se non ci sono documentazioni dirette , in merito alla nascita del comune di Gioia, la presenza del tempio citato è riportata anche nello stemma del comune dove, fra una quercia e un cipresso, è presente un’ara (altare) avente nella parte inferiore le iniziali “A” e “J”, intese come Ara Jani (altare di Giano).

Come Arrivare

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Cosa Vedere

Luoghi da visitare

CHIESA DI S. FELICE

Della chiesa di S. Felice è incerta la data di costruzione, ma certamente fu edificata prima del XVII secolo e ricostruita in seguito al terremoto del 1688. L'interno, a pianta rettangolare, è costituito da tre navate suddivise da colonne su cui si innestano arcate a tutto sesto. Dietro l'altare maggiore vi è una nicchia sormontata da timpano triangolare in cui è posta la preziosa e magnifica opera scultorea realizzata nella prima metà del XVII secolo, da un artista presumibilmente di scuola napoletana. La statua è stata poi portata in Gioia Sannitica nel 1741, benchè, il culto verso l'immagine di San Michele Arcangelo abbia origini remote presso le popolazioni locali.

RUDERI DEL CASTELLO MEDIEVALE

Il territorio gioiese è dominato dai resti del castello medioevale e del suo borgo, edificati dai Normanni intorno all'anno mille. Il bellissimo castello di Gioia Sannitica narra una vicenda davvero curiosa e intrigante, ma procediamo con ordine. In seguito il maniero fu ristrutturato grazie all’intervento degli Svevi e degli Angioini, i quali rafforzarono la cortina verso l’esterno, e crearono una nuova porta d’accesso con archi gotici. Malauguratamente, nel 1394 un violento terremoto provocò gravissimi danni alla struttura, danneggiando in maniera permanente la fiera torre principale. Intorno al XV secolo il borgo si spopolò, proprio a causa dell'opera del sisma. Non solo. Un’epidemia di peste sconvolse letteralmente la povera gente del luogo, prostrandola ulteriormente. Nel 1500, il castello fu definitivamente abbandonato. All’epoca era nelle mani di un cavaliere spagnolo, noto col nome di Ugo Villalumo. L’uomo ricevette il castello da Re Carlo V come ricompensa del valore dimostrato nella battaglia di Pavia. La storia comincia proprio nell’istante in cui Ugo incontrò la bellissima Erbanina. La giovane donna, dall’aspetto di una maliarda sirena, riuscì ad incantare l’irreprensibile eroe della corte di Re Carlo. Non fu però solo il fascinoso aspetto che fece innamorare Ugo. La ragazza era una janara, una strega, esperta di pozioni magiche e capace di creare incantesimi di ogni sorta. Erbanina ogni notte percorreva volando il borgo di Gioia Sannitica, spaventando gli abitanti e rendendo inquieto il loro sonno. Per farlo, abitualmente usava ungersi con grasso di cadavere, poiché questo le permetteva di volare e di raggiungere il luogo dove si teneva il Sabba. Il cavaliere Ugo iniziò a nutrire sospetti sulla reale natura della sua sposa, che spesso era oggetto delle chiacchiere del paese. Preso da mille dubbi, Ugo decise di agire per salvare la sua anima dalle grinfie della temibile janara. La leggenda contempla due diversi finali noti, ed entrambi davvero peculiari. Secondo alcuni, l’uomo sostituì il grasso di cadavere con la sugna, impedendo alla strega Erbanina di volare per unirsi alla tetra cerimonia. Non potendo volare, la creatura esperta di arti magiche cadde dalla torre e morì. Secondo altri, Ugo invocò l’aiuto di San Michele, che gettò personalmente Erbanina dalla torre del castello, uccidendola. L’urlo straziato della strega si sentì per qualche tempo, per poi perdersi nella leggenda. Si dice infatti che il monte Erbano, nei pressi della città, derivi proprio dal nome dell’incantevole ma spietata strega.

PALAZZO FIONDELLA

Il Palazzo Fiondella, ubicato nel centro storico della frazione Calvisi, è un edificio di rilevante interesse storico e artistico risalente alla seconda metà del XVII sec. L'impianto architettonico dell'edificio richiama i modelli tipici delle fortezze medioevali, pur presentando i caratteri tipici delle residenze nobiliari di campagna del XVI-XVIl sec., come si evince, in particolare, dal belvedere che si affaccia sul borgo medioevale.

GROTTA DI SAN MICHELE

Dal centro storico della frazione Curti, percorrendo un comodo sentiero di circa 1200 m, si raggiunge una cavità molto suggestiva, sormontata da un grande arco naturale ricoperto di lecci, nella quale è stata edificata un'antica chiesa rupestre dedicata a San Michele Arcangelo, (culto risalente al periodo longobardo). A sinistra dell'ingresso è posta una piccola cappella con tetto a doppio spiovente che ospita un altare utilizzato l'otto maggio per le celebrazioni religiose in onore del Santo. Nella parte destra della grotta, invece, vi è la cappella originaria, in parte ancora affrescata con le scene di culto e i caratteri stilistici tradizionali dei santuari rupestri dedicati al culto di S. Michele. Dall'ingresso, grazie ad una scaletta ricavata nella roccia, è possibile raggiungere la parte terminale della grotta delimitata da una parete muraria anch'essa affrescata

Dove Mangiare e Dormire

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VALLE DELLE PESCHE- MONTE S. ANGIOLILLO – MONTE ERBANO

La depressione carsica denominata Valle delle Pesche è raggiungibile in auto dalla frazione Curti mediante una stradina asfaltata di circa 4 Km, e a piedi dalla frazione Caselle percorrendo il sentiero denominato Vauzo Tunno. L'area attrezzata di Piana delle Pesche consente di ristorarsi all'ombra di una secolare faggeta prima di proseguire nel cammino. Da Valle delle Pesche, infatti, proseguendo verso nord-ovest, è possibile intraprendere un primo itinerario che consente di raggiungere la località denominata "u Sugliu" dove vi è un laghetto artificiale, alimentato dalle acque meteoriche e dallo scioglimento delle nevi invernali, usato come abbeveratoio dai numerosi animali che vivono allo stato brado.Il sentiero intrapreso prosegue attraverso diverse verdeggianti vallate, passando per la località denominata "Piscina della Fiondella", dove si trovano i resti di una dimora d'altura e dei relativi stalli all'aperto per le bestie, originariamente di proprietà dell'omonima nobile famiglia di Calvisi che si occupava di allevamento di suini, bovini e ovini, e, toccando l'area delle rovine della Chiesa rupestre di S. Angiolillo, posta sull'omonimo monte, giunge nel territorio del limitrofo Comune di S. Potito Sannitico.Sempre da Valle delle Pesche, procedendo verso nord-est, invece, ci si incammina lungo una stradina sterrata che conduce alla località "Cannavina", piccola conca di natura carsica di straordinaria bellezza naturalistica da cui si raggiunge un costone roccioso, denominato "Prece di Ferro" ed infine "Santa Croce", dal quale è possibile vedere in volo esemplari di rapaci che nidificano in questa area, e osservare l'intero tessuto urbanistico comunale caratterizzato da piccoli centri urbani collegati da strade fiancheggiate da case sparse e campi coltivati intervallati da uliveti, vigneti e boschi di modeste dimensioni.Questo secondo itinerario si conclude raggiungendo la cima del Monte Erbano, meta degli appassionati ricercatori del pregiato fungo porcino.

CASTELLO- FONTANA VALLE- TASSITO- PIANA DEL CAMPO

Dai ruderi del castello, scendendo verso Fontana Valle, dove è possibile dissetarsi con la fresca acqua della fonte omonima, inizia una splendida passeggiata che attraverso un bellissimo bosco di carpini, passando per la maestosa faggeta della località Tassito e costeggiando le cavità naturali detritico-alluvionali, denominate "Ruttilonghe", raggiunge la Piana del Campo.La Piana del Campo è un avvallamento naturale di forma pressoché ellittica costeggiato da boschi secolari di faggio e animato dalla presenza di bovini ed equini che nella stagione calda vengono tenuti in altura al pascolo. Dopo una sosta ristoratrice nei pressi delle fresche acque della fontana del Campo è possibile intraprendere la strada del ritorno.

CESAIDE- MONTE MONACO

Il piccolo promontorio roccioso denominato Cesaide, è il punto di confluenza dei percorsi che partono dalla Frazione Caselle e dalle località San Picozzo e Castagnete e conducono alla vetta del Monte Monaco di Gioia ("u pizzu").Lungo il percorso l'escursionista potrà ammirare rigogliosi boschi costituiti da essenze tipiche della macchia mediterranea, splendide varietà di orchidee spontanee, ripidi costoni rocciosi e numerose cavità di origine carsica. La più inaccessibile è conosciuta con il nome di "Grotta dei banditi", rifugio di briganti. La leggenda narra che in essa sia nascosta, una cassa piena di monete d'oro. Dopo un buon tratto di percorso si giunge ad uno spettacolare belvedere naturale su Monte Acero, la Valle del Titerno e la piana del Volturno. Raggiunta la vetta, suggestivo è il panorama che si presenta all'escursionista che, nelle terse mattinate primaverili e autunnali, può giungere con lo sguardo fino al Vesuvio e dal porto di Napoli.

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